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La storia delle Pringles

La storia delle Pringles

Le patatine, è risaputo, sono fragili e basta poco perché si disintegrino all’interno del loro sacchetto e proprio per questo motivo, prima dell’introduzione delle famose Pringles nel 1967, le patatine venivano commercializzate solo a livello regionale evitando in questo modo che nelle lunghe percorrenze si distruggessero.

Tutte ebbe inizio in una fabbrica americana, alla fine degli anni 50, quando la Procter and Gamble (P&G) commissionò al chimico Fredric Baur di trovare una soluzione per rendere spedibili, a livello nazionale, le confezioni di patatine senza che si distruggessero durante il trasporto. Lavorando per circa un paio di anni, il chimico non riuscì a trovare un metodo per rendere le patatine più resistenti, senza intaccarne il gusto, ma brevettò un sistema per il quale le patatine restassero impilate all’interno della loro confezione evitando così che si distruggessero. Nacque così il celebre tubo.

Successivamente la P&G si rivolse a Alexander Liepa per concludere il lavoro avviato dal chimico Fredric Baur, mentre a Gene Wolfe fu affidato l’incarico di sviluppare un macchinario che producesse le patatine a livello industriale. Nel 1968, a lavori ultimati, vennero lanciate sul mercato le innovative patatine Pringles Newfangled Potato Chips, che dall’anno dopo in poi divennero semplicemente Pringles, conosciute in tutto il mondo per la particolare confezione e per la simpatica mascotte Julius Pringle, un omino con grandi baffi ed un originale papillon.

Le pringles, che contengono circa il 40% di patate, sono state oggetto di numerose battaglie legali tra cui la tassazione che nel Regno unito interessava le patatine ma che la P&G si rifiutò di pagare sostenendo che il loro prodotto fosse uno snack a base di patate, appunto per la percentuale contenuta nei suoi ingredienti, anziché semplici patatine. Nel 2009 però la Suprema Corte londinese non concordò con la tesi della P&G e gli impose quindi di pagare le intere tasse maturate nel corso degli anni, per un importo di circa 160 milioni di sterline. Questo notevole debito, rappresentò  uno dei motivi principali che spinse nel 2012 la P&G a vendere il marchio alla società Kellogg, che ad oggi ne è ancora la titolare fatturando, per la produzione delle famosissime patatine in tubo, circa un miliardo di dollari l’anno.

Le Pringles, vendute a livello mondiale, sono oggi presenti sul mercato con più di 100 gusti differenti e più di trenta edizioni limitate, potendo così accontentare tutti i gusti.